
Soffermandoci sulla reale natura dei sentimenti, scopriremmo che in realtà si è più condizionati dalle circostanze del momento che dalla complessità della situazione stessa. Sicuramente l’influenza della società, i sui modi e i costumi della nostra epoca ci portano a rendere come prioritari, alcuni aspetti di un sentimento che evolvendosi, diventa piuttòsto ingombrante al punto da far emergere molteplici sfaccettature di quella persona che altrimenti non avresti notato.
Un incontro di sguardi non può essere che il punto di partenza per un reale innamoramento alla maniera contemporanea ben distante da quelle dell’epoca moderna, dove l’apparire e il saper essere diventa condizione necessaria all’individuo al fine di garantire una certa visibilità contro le tante cavie numerate che popolano la terra.
Ma è sempre stato così, ma soprattutto è giusto che sia così?
La risposta è ben argomentata dai trattati di antropologia umana e sugli studi dei riti di corteggiamento delle varie specie animali. Beninteso, noi siamo esseri dotati di intelligenza e di perspicacia, ma pur sempre legati direttamente al mondo animale, forse un po’ più evoluto ma pur sempre animali siamo.
I meccanismi che scattano a livello chimico quando si incontra un’altra anima che immediatamente coglie le nostre attenzioni, non è un fattore da trascurare anche se in minima parte è comunque un elemento che compone la rosa delle probabilità a diventare poi sentimento forte e radicato.
Ma se per un attimo mettessimo da parte uno dei sensi principali, la vista, e procedessimo questo percorso di coppia con una sorta di freno a mano abbassato, forse percepiremmo sensazioni diverse e più intense di quella persona che tanto ci attrae agli occhi.
Una citazione che mi ha particolarmente colpito è forse la più rappresentativa espressione di un modo di porsi verso le persone e le situazioni che si vogliono conoscere:
“Se desideri vedere le valli, sali sulla cima della montagna; se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati fin sopra la nuvola; ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.”
Kahlil Gibran – L’arte di conoscere se stessi: Massime spirituali.
Conoscere chi in quel momento è oggetto delle nostre attenzioni è fondamentale sotto ogni punto di vista, soprattutto è il modo con cui abbracciamo l’anima di chi hai di fronte. Si pongono domande e spesso si gioca di strategia per intrigare, per non farsi dare per scontati oppure per insinuare un dubbio affinché quella persona possa poi cogliere quel sassolino gettato bruscamente, tanto da rallentare gli interessi e talvolta spegnerli completamente.
Eppure l’Amore non vuole strategia, non esige regole e definizioni ma si basa espressamente sul rispetto e sul sapersi donare, condividere.
In amore si cammina ad occhi chiusi, ogni passo è ben pensato perché si ha la paura di cadere, di non essere compresi. Si cerca un appoggio per proseguire la strada e ci si ferma al minimo rumore.
Fondamentalmente, quando ci innamoriamo siamo ciechi e talmente dipendenti dalla reazione dell’altra tanto che cessiamo di esistere, di coltivare i nostri interessi per portare avanti quelli dell’altro affinché non ci lasci, per non rovinare le cose, come è uso dire.
Questo tipo di cecità è ben lontana sia dalla citazione sopra riportata che dal concetto vero e proprio di Amore.
Quando conosci una donna hai la forza di risalire le valli per poter arrivare in cima ai suoi pensieri.
Quando raggiungi il suo interesse, vuoi vederla nella sua completezza e allora ti spingi oltre, cercando nuovi spunti per suscitare in lei reazioni e ricordi positivi.
Quando la vedi reagire negativamente a questo tuo balzo verso l’alto, è lì che devi chiudere gli occhi e pensare veramente a chi è.
Il suo passato forse l’ha scavata al punto da renderla spigolosa nell’accettare determinate azioni, forse è un ricordo legato al gesto che hai compiuto l’hanno portata a cambiare volto.
O forse è la paura di lasciarsi andare?
Molte persone invece tendono a non accettare completamente quella persona specie in presenza di figli o comunque situazioni la cui esistenza di un pargolo, possa diventare una variabile negativa per la crescita di coppia.
Al giorno d’oggi è possibile incontrare donne “bruciate” da relazioni dove la nascita di un bambino si è trasformato in un momento di allontanamento fra i due, eppure ancora oggi questo diventa un ostacolo insuperabile.
Tutti i gesti, le parole e i fatti svaniscono e rimane nella mente l’immagine di quel bambino nella vita di questa donna, come un fardello troppo grande, tanto da rifiutarla o peggio prenderla e poi lasciarla nuovamente. Subentra la paura forse?
Eppure è la stessa donna che vedevi sopra quella montagna, che hai cercato con tutti i mezzi di alzarti su quella nuvola per capirla. Ma in realtà ci si è fermati solo a ciò che gli occhi hanno voluto vedere e non a quello che speravi di ottenere, la comprensione totale di questa donna.
Tutti noi vogliamo essere amati, e perché questa regola non può valere valere anche per coloro che portano con sé nel cuore dei figli?
L’uomo in un rapporto di coppia navigato, diventa un secondo figlio e colei che prima era la sua amata, diventa la madre surrogata, trasformando le sue interazioni in attenzioni materne verso quel “figlio surrogato”.
Spesso nelle pubblicità si vede questo particolare aspetto della donna, matriarca benevola che accudisce il marito, specie se presenta i sintomi di un blando raffreddore.
Quindi la presenza di un figlio nella coppia è un fattore di disturbo per via del fatto che si dovrà contendere le attenzioni di lei con il frutto del suo grembo.
Ragion per cui l’Amore non vede un passato, se lo conosce, lo accetta e lo apprezza, perché tutto quello patito e gioito rende chi hai di fronte, l’amore che è dentro di lei.
..riflessioni che danno spunto per altre riflessioni!
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Andare oltre all’apparenza non è da tutti
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L’apparenza è un’ingannevole presenza nella vita di tutti i giorni. Più pericoloso però è l’apparire, lì si perde la chiave di lettura di una persona. Grazie del pensiero.
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Grazie sempre a te 😊
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